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La lingua della concia
Università Cattolica e Unic ricostruiscono il lessico tecnico della concia. Scoperta: i primi a raccoglierne la terminologia non furono i francesi, ma Leopoldo de' Medici, nel 1650

tratto da Mdp-LaConceria, n. 18/2015

L'idea è semplice e affascinante: ricostruire il patrimonio tecnico linguistico del mestiere conciario, dal punto di vista della sua evoluzione storica e delle relative declinazioni all'interno dei territori in cui la concia, da lavoro artigiano che era nei secoli scorsi, si è fatta industria. È una ricerca che Unic sta portando avanti con l'Università Cattolica di Milano (Osservatorio di Terminologie e Politiche Linguistiche) e che sta riservando alcune interessanti sorprese. La più importante riguarda una sorta di riappropriazione culturale del lessico della pelle. Infatti, da sempre si ritiene che la necessità di raccogliere, conservare e tramandare il linguaggio di "arti e professioni" fosse prerogativa del '700 francese. È del 1751 la nota Encyclopédie Raisonné des Sciences, des Arts et des Métiers coordinata da Diderot e D'Alambert, che si ritiene abbia avuto come background la precedente (e più dettagliata) Descriptions des Arts et Métiers avviata nel 1666 da Jean-Baptiste Colbert. Quest'ultima fu tradotta nel 1787 del veneziano Francesco Griselini. La novità è che questo quadro, in ambito conciario, va riscritto. Terminologia tecnica e arte del conciare le pelli vengono infatti descritte in modo attento e minuzioso in Italia, per la precisione a Firenze, nel 1650, anno di pubblicazione del Codice IX redatto da Leopoldo de' Medici, cardinale, che in quegli anni entra nelle botteghe artigiane del suo territorio e realizza vere e proprie interviste, raccogliendo sul campo lessico e terminologia per la terza edizione del Vocabolario della Crusca. Il cardinale trascrive quanto raccolto nel Codice IX sotto forma di dialogo, quasi fosse un pezzo di teatro. In questo modo riesce a farsi spiegare, e a spiegare a sua volta, il perché dei nomi degli attrezzi, la loro funzione e le operazioni che permettono di conciare un pellame. Nomi e termini che sono arrivati fino a noi, attualizzati, "tradotti" nei dialetti dei distretti, mantenuti vivi finché un certo strumento è stato usato. Una ricchezza lessicale che ha percorso i secoli e sarà raccolta in un glossario sull'arte della concia: per dare senso alla memoria di un'arte diventata industria.                                                             

"Quella del Codice di Leopoldo de' Medici è stata la scoperta di un lavoro geniale e modernissimo, fatto per valorizzare la ricchezza artigiana della sua città, ma che ha permesso di raccogliere, conservare e tramandare il lessico tecnico della concia". Un lessico che secondo Maria Teresa Zanola, direttore dell'Osservatorio dell'Università Cattolica, "rivela una strutturante continuità storica e una grande ricchezza terminologica, dove la parola nuova viene introdotta insieme a una nuova operazione produttiva". Allo stesso modo, il nome di uno strumento si dimentica nel momento in cui lo strumento stesso diventa desueto e non si usa più. "Nella concia – conclude Zanola - come in altri mestieri antichi, il lessico determina l'identità stessa dell'artigiano". 


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